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SUMMARY:Jean-Philippe Rameau (1683-1764): Pièces de clavecin en concerts (1741) dans la transcription pour deux clavecins
DESCRIPTION:Anna Clemente e Giacomo Benedetti – clavicembali\npresentano\nJean-Philippe Rameau (1683-1764): Pièces de clavecin en concerts (1741)\ndans la transcription pour deux clavecins \n  \nAnna Clemente\, docente di Clavicembalo al Conservatorio di Musica di Napoli\, musicista oramai con esperienza trentennale ed il M° Giacomo Benedetti docente di Clavicembalo ai Conservatori di Gallarate e Cosenza\, organista titolare della basilica di San Miniato al Monte e della Chiesa di Santa Felicita\,presidente e direttore artistico di K.O.F.\nIl concerto è un anteprima del cd che dovrà uscire per la casa discografica “Brilliant classics”.\nI “Pièces de Clavecin en concerts” comprendono la musica da camera di J. Ph. Rameau per più strumenti\, come pubblicati dello stesso compositore a Parigi nel 1741. Il testo musicale della seconda edizione del 1752 è identico a quello della prima.\nQueste suites\, sono prima di tutto brani per clavicembalo\, come è evidente dal titolo originale; nel suo “Avis pour le clavecin” il compositore afferma chiaramente che possono essere tutti suonati solo sul clavicembalo (a questo scopo fornisce istruzioni speciali riguardo ad alcuni pezzi). Queste composizioni costituiscono quindi un’importante aggiunta al repertorio per clavicembalisti.\nL’espressione “en concerts” significa semplicemente “per suonare in ensemble” (di strumenti)\, essendo l’ “ensemble” formato dall’aggiunta di parti per strumenti melodici\, che accompagnano il clavicembalo obbligato.
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SUMMARY:GO CRYSTAL TEARS JOHN DOWLAND - LUTE SONGS AND SOLOS
DESCRIPTION:Semper Dowland Semper Dolens liuto solo\nCan she excuse my wrongs?\nIf my complaints could passions move\nThe Earle of Derby galliard liuto solo\nA Fancy liuto solo What if a day liuto solo\nGo crystal tears\nMy thoughts are winged with hopes\nSolus cum sola liuto solo\nFlow my tears Lachrimae liuto solo\nSir John Smith\, his Almaine liuto solo\nCome again\nNow o now I needs must part\nGo from my windows liuto solo\nI saw my lady wheep\nTime stand still \nLaura Andreini – soprano\nAndrea Benucci – liuto rinascimentale \n  \nLe Songs inglesi sono parte integrante di un percorso ideale che\, sviluppandosi in Italia a partire dal XVI\nsecolo\, attraversa la cultura musicale europea dando luogo ad un nuovo modo di far musica.\nL’idea di fondo che muove compositori e musicisti nella novità di un’esperienza musicale è la ritrovata\nnecessità di liberare il testo poetico dalle intricate maglie del linguaggio polifonico sentito adesso come un\nlimite alle capacità espressive del testo stesso.\nPur non affrancandosi subito dalla composizione polifonica a partire dalla seconda metà del XVI secolo\nassistiamo prima\, nella composizione dei madrigali\, ad una netta predominanza della voce superiore per\npassare poi\, col tempo\, a vere e proprie composizioni a voce sola con l’accompagnamento di uno o più\nstrumenti.\nE in quest’ultimo aspetto che la novità si fonde con la tradizione musicale del luogo in cui è adottata\ndeterminando la nascita di esperienze musicali del tutto simili a concezione ma diverse\, appunto\, per\ntradizioni e gusti musicali.\nLa prima forma di “canzone”\, usando il termine nell’accezione moderna\, in Inghilterra prende il nome di\n“song”.\nTra gli autori principali di questo nuovo genere\, paradigmatica per le produzione inglese\, fu l’opera del\ncompositore John Dowland\, liutista\, del quale presenteremo opere tratte dai primi tre libri di songs per voce e\nliuto stampati dal 1597 al 1603 accostati da alcuni dei brani più celebri della sua produzione per liuto solo
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